I come Insalata di Cicerchie (it)

Ecco che con l’ Abbecedario Culinario  siamo arrivati in Molise!
Saremo ospiti di Rosa Maria del blog Torte e dintorni  da oggi fino al 3 Giugno.
Lei ha fatto un  post di apertura bellissimo, molto interessante.

Io sono anche rimasta affascinata dal Sito  Regione Molise.

Mi interessa molto la transumanza, che una volta era importante anche sul Monte Baldo, quindi ho letto con moltissimo interesse del Tratturo

Ma forse è meglio prima spiegare cos’è la Transumanza:

“Il Tratturo è il nome con cui si indica la strada percorsa dai pastori e dai propri animali per spostarsi e raggiungere stagionalmente due regioni geografiche e climatiche diverse: in autunno verso le pianure più calde della Puglia, in primavera verso le montagne più fresche di Abruzzo e Molise che offrono pascoli verdi e abbondanti. Non dobbiamo però dimenticarci del doppio ruolo svolto dal Tratturo: di transito, e contemporaneamente, di pascolo considerato che gli animali, ad esempio le pecore, hanno bisogno di camminare e di pascolare allo stesso tempo.
Questa forma di pastorizia, basata quindi sullo sfruttamento di pascoli lontani ed essenzialmente complementari tra di loro, nell’arco dell’anno doveva essere attuata, per forza di cose, grazie a questi collegamenti, vere e proprie “autostrade verdi” funzionali a tale scopo. I Tratturi e la Transumanza sono legati a filo doppio: uomini e greggi alla ricerca di cibo, piste e itinerari di collegamento.
Forse sembrerà strano, ma questi “giganti verdi”, le grandi e antiche strade delle pecore, hanno assunto un ruolo importantissimo per decifrare la storia delle regioni appenniniche centro-meridionali dell’Italia. Già i Pentri, il gruppo più imponente e importante dei Sanniti, stanziati nell’area dell’attuale provincia di Isernia (ricordiamo che Bovianum era la loro capitale) nel IV secolo a.C. , usavano percorrere lunghe distanze al fine di raggiungere i pascoli in pianura. Altro non era, quindi, che la pratica della Transumanza. E che queste siano le radici dei moderni tratturi lo testimonia, ad esempio, la presenza di Altilia, la città romana di Sepino, che prima di diventare cittadella dell’impero, era un centro sannita adibito al ricovero e alla sosta delle greggi che vi transitavano.
I Tratturi quindi, manifestazione naturale dell’orografia del territorio, sono divenuti prima antiche direttrici, importanti per lo spostamento di uomini e animali sul territorio, e poi, in epoca moderna, grandi strade verdi, nonchè fondamentale riferimento per le scelte insediative e per il complessivo disegno del paesaggio da parte dell’uomo. Non c’è dubbio che il rapporto tra la conformazione del territorio, le vie di comunicazione, i pascoli, le abitazioni e le fortificazioni a difesa di tutto questo sia molto stretto: basti pensare che più di 70 paesi del Molise sono nati proprio su queste antiche direttrici, compresi i comuni di Campobasso, Boiano e Isernia, per citarne alcuni tra i più grandi della regione.
In epoca romana il Tratturo divenne vera e propria arteria di comunicazione, organizzato, e in qualche caso deviato, per meglio agevolare le comunicazioni tra i centri dell’impero: vennero costruiti ponti, taverne e centri di pernottamento attorno ai quali sorsero nuovi centri e cittadelle.
Lo sviluppo però del moderno Tratturo lo si deve agli Aragonesi, dopo un periodo di scarso utilizzo e di relativa decadenza dovuta principalmente alla caduta dell’Impero Romano.”

“Il Tratturo Moderno

Dopo gli anni di sostanziale abbandono dell’attività legata alla transumanza degli animali, dovuta alla fine dell’impero romano, con l’arrivo dei Normanni prima e specialmente con gli Aragonesi poi, il Tratturo riprende il suo antico ruolo nell’economia prevalentemente agricola delle regioni centro-meridionali.
Gli Aragonesi, soprattutto nella metà del XV secolo, decidono di costruire intorno alla civiltà appenninica un sistema complesso e fiorente dal punto di vista economico, basato prevalentemente sull’allevamento ovino e sulla commercializzazione della lana. I tratturi tornano all’antico splendore: si trasformano in vere e proprie autostrade di erba, una rete di collegamento perfettamente integrata in questo nuovo sviluppo sociale. I “Giganti Verdi” danno così slancio ad una nuova epoca d’oro dell’attività della pastorizia legata alla transumanza delle greggi, soprattutto dai monti dell’Abruzzo e del Molise verso le pianure della Puglia. Per oltre tre secoli le antiche vie delle pecore costiuiranno vere e proprie miniere d’oro per tutto il meridione d’Italia, diventando testimoni e protagonisti indiscussi dello sviluppo e dell’affermazione di una vera e propria “età della Transumanza”. Era nato il Tratturo moderno, così come lo conosciamo oggi, con diramazioni e collegamenti.
Nel 1447 si rende necessaria l’istituzione della “Dogana della mena delle pecore”, con la quale il Tavoliere delle Puglie diventa un immenso pascolo a disposizione del demanio regio, da affittare, di anno in anno, ai proprietari delle greggi. Ma i tratturi non erano solo le vie delle pecore e della lana: ben presto sorsero lungo queste direttrici taverne, opifici, mulini, lanifici, chiese, edicole, fiere locali, e, di conseguenza, centri abitati.
Il suolo dei Tratturi, dei Tratturelli e dei Bracci (che rappresentavano le diramazioni delle vie principali e spesso le collegavano) era di proprietà della corona. La larghezza del Tratturo Regio era di 111,6 metri, e permetteva, data questa considerevole ampiezza, il transito ed insieme il pascolo di pecore, cavalli e altri animali.
Ai lati, per evitare discussioni con i proprietari terrieri confinanti, vennero posti i cosiddetti “limiti”, costituiti da pietre lavorate piantate nel terreno con un numero progressivo e con la sigla RT, “Regio Tratturo”. In mezzo ai Tratturi più importanti venne costruita anche una via lastricata, per permettere alle carrozze di viaggiare più comodamente, ed addirittura, nel corso del XVI secolo, fu istituito uno speciale corpo di polizia a cavallo che garantiva la sicurezza sull’intero percorso tratturale.”

“I Tratturi nel Molise

Nel periodo di massimo sviluppo della Transumanza, i Tratturi abbracciavano ben cinque regioni: Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Campania, estendendosi praticamente dall’Abruzzo settentrionale alle province meridionali della Puglia.
Questa enorme rete viaria, presente ancora nel 1960, comprendeva ben 14 Tratturi, 70 Tratturelli, 14 Bracci e 9 posizioni di riposo. Ricordiamo che i Tratturelli ed i Bracci erano tratturi di minore grandezza ed in genere di collegamento tra le arterie principali.
I più antichi ed importanti erano il Celano-Foggia, di circa 200 chilometri, il Castel di Sangro – Lucera, di 127 chilometri, ed il Pescasseroli – Candela, di 211 chilometri e in Molise sono ben conservati molti di questi tracciati. Ma il Tratturo che forse meglio rappresenta la società della Transumanza nel periodo Aragonese è il “Tratturo del Re”, il percorso lungo ben 243 chilometri e largo fino a 111,6 metri che collegava L’Aquila a Foggia. Una vera e propria meraviglia della natura, un’antica strada naturale nel cuore di una regione che fa del verde incontaminato una caratteristica fondamentale del proprio patrimonio turistico. Altro Tratturo importante era il Centurelle-Montesecco, quasi parallelo a quello tra L’Aquila e Foggia, ma più interno, e che contava circa un centinaio di chilometri.
Per ciò che riguarda i Tratturelli, in ambito molisano, va segnalato sicuramente il Castel del Giudice-Sprondasino-Pescolanciano, che con i suoi quaranta chilometri collega i Tratturi Ateleta-Biferno, Celano-Foggia e Castel di Sangro-Lucera. Ricordiamo anche il Braccio Centocelle-Cortile, che dalla vecchia stazione ferroviaria di Ripabottoni collega il Celano-Foggia al Castel di Sangro-Lucera.
Solo nel Molise, ancora oggi, è possibile ammirare per lunghi tratti gli antichi Tratturi in tutta la loro bellezza; solo in questa regione è possibile ancora andare a cavallo per decine di chilometri attraverso questi “Giganti Verdi” ed ammirarli nella loro ampiezza originale di 111,6 metri con relativi limiti in pietra ai lati; solo nel Molise è possibile percorrere nel cuore della natura un itinerario che unisce il Parco Nazionale del Gargano a quello dell’Abruzzo.
Un esempio? Nei pressi di Pescolanciano, in Provincia di Isernia, all’uscita nord del paese, è possibile percorre il Castel di Sangro-Lucera in tutta la sua maestosità, ancora integro nei sui 111,6 metri di ampiezza. Uno spettacolo unico al mondo, a portata di mano, dove poter immergersi per un istante nella storia del Molise e nella storia della Civiltà della Transumanza.
Lo stesso Tratturo è ben visibile anche nel tratto che collega i Comuni di Lucito e Castelbottaccio, in Provincia di Campobasso, e sale poi verso Trivento. Il Pescasserroli-Candela, invece, corre lungo la Piana del Matese, all’altezza dei Comuni di San Massimo, Campochiaro e Sepino.
Ricordiamo infine che nel 1976, con Decreto del Ministero per i Beni Culturali, i Tratturi sono stati dichiarati di “…particolare interesse per l’archeologia e per la storia politica, economica, sociale e culturale della Regione Molise”, ponendo di fatto i Tratturi sotto la stessa giurisdizione delle opere d’arte. La Regione Molise, nel 1997, ha istituito il Parco dei Tratturi, per meglio salvaguardare tutti i tracciati esistenti e recuperabili sul suolo regionale. “

Si, mi piace la Regione Molise!

Quando ho fatto la zuppa di Cicerchie per la Regione Umbria, ho letto sul sacchetto “Cicerchie del Molise”.
Così come prima ricetta per Rosa Maria, ho fatto la ricetta che c’era scritta sul sacchetto delle Cicerchie🙂

Insalata di Circerchie - Cicerhichie salad
La Cicerchia o Lathryus Sativus e sorella del più famoso Pisello odoroso o Lathryus odoratus

Insalata di Cicerchie

Insalata di Circerchie - Cicerhichie salad

Vi serve:
200gr di Cicerchie secche
due coste di sedano verde e qualche foglia
2 carote
1 cipolla rossa di Tropea
1 cipollotto
qualche pomodorino ciliegino
1 spicchio d’aglio
erbe aromatiche fresche (timo, maggiorana, origano, salvia p.es)

Mettere le cicerchie in bagno per almeno 6 ore.
In una pentola fare soffriggere lo spicchio d’aglio e le erbe aromatiche tritate in un filo d’olio.
Aggiungere le cicerchie scolate e risciacquate e tostare per alcuni minuti a fuoco vivace.
Coprire di acqua e far cuocere per ca 1 ora e mezzo.
Scolare e lascare raffreddare.
Pulire e tagliare le verdure.
Coste di sedano, cipollotto e carote a rondelle
Affettare la cipolla.
Tagliare i pomodorini in quarti.
Mescolare le verdure e condire con olio e poco aceto.
Servire con pepe macinato fresco.

Insalata di Circerchie - Cicerhichie salad

 
 
Questa ricetta va a Rosa Maria di Torte e dintorni
che ospita la regione Molise
dell’Abbecedario Culinario .
 
I come Insomma ma quanto mi piacciono le Cicerchie!!!!🙂

4 responses to “I come Insalata di Cicerchie (it)

  1. Briiiiiiiiiiii :)))))))))) mi sono commossa leggendo il tuo post….e per la cronaca….anche io adoro le cicerchie!!!!

  2. Buona la cicerchia e in insalata non l’ho mai assaggiata, interessante il tuo consiglio…buona giornata, ciao e complimenti per il post.

  3. Ci siamo!!! Ecco la I in tutto il suo splendore: http://abcincucina.blogspot.com.es/2012/05/i-come-isernia.html.

    Grazie della partecipazione e continua a viaggiare con noi!
    Aiu’

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