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rolka z mak – rotolo ai semi di papavero (it)

culinary tour around the world: poland

Ultimissima tappa dell’abbecedario…siamo in Polonia, altro paese che mi piacerebbe visitare.  Ci stavo quasi per andare questo fine settimana, Sofi (figlia n°4) ha una passione sfrenata per concerti e aveva adocchiato un festival a Varsavia dal 13-15 Giugno, ma poi non le hanno dato il giorno libero che le serviva così siamo andate a Zurigo a sentire (lei è andata, io sono rimasta in albergo) Kings of Leon. Io ero un po’ delusa…avevo visto l’occasione visitare Varsavia dove non ci sono mai stata e che mi intriga, mi incuriosisce da anni.
Non mi è andata troppo male però..sono andata a Madrid trovare Gokki, anche Madrid mi mancava da visitare.

Domani sera ho invitato la famiglia sparpagliata in giro a cena. Ho bisogno di cavie per dei piatti polacchi che voglio provare.
Ma nel blog ho trovato questo dolce postato taaanto tempo fa (2009), quando ho partecipato ad un’altro giro del mondo culinario.  Tra le varie tappa c’era appunto Polonia.

La ricetta viene da libro:

dolci di natale da tutto il mondo
nicoletta negri nathalie aru
ed. fabbri

350gr di farina00
90gr di zucchero
20gr di lievito fresco
110ml di latte
1 uovo sbattuto
60gr di burro fuso
25gr di mandorle tritate tostate

per il ripieno:
100gr di semi di papavero
80gr di zucchero
80gr di uvetta passa
50gr di mandorle a filetti o tritate
50gr di scorza di arancia e limone
1/2 cucchiaino di cannella

 

mescolare la farina con lo zucchero.
sciogliere il lievito nel latte (non più¹ di 37°)
versare il latte sulla farina e poi aggiungere le mandorle tostate (in padella senza grasso)
l’uovo leggermente sbattuto ed il burro fuso.

lavorate l’impasto energicamente per ca 10min.
formate una palla e lasciate lievitare fino al doppio.

raccogliere i semi di papavero in una ciotola e coprili di abbondande acqua bollente.
lasciare raffreddare completamente e poi filtare con un colino finissimo.
far cuocere i semini scolati nel burro per 2min, poi aggiungere lo zucchero, l’uvetta, le mandorle e la cannella. mescolare e poi lasciare raffreddare coompletamente.
stendere l’impasto in un rettangolo 30x 40 (piu¹ o meno)
distribuire sopra il ripieno uniformemente e lasciare libero un bordo tutto attorno di 2cm.
arrotolare la pasta nel senso della lunghezza, premendo con le dita per sigillare le estremità .
adagiare il rotolo sulla placca del forno (coperta di carta forno) con l’apertura verso il basso.
lasciare lievitare fino a raddoppio del proprio volume.
infornare a 190° per a 30min.

se si desidera una superficie piu’ lucida spennellare con un uovo sbattuto prima di infornare

Questa ricetta va ad Anna di Nastro di raso che ospita Polonia e noi.

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Tarator (it)

Tarator - Bulgarian Cucumber & Yogurt soup

Bulgaria penultimo paese del nostro viaggio dell’Abbecedario culinario Europeo.
Devo confessare che era il paese che avrei voluto ospitare.
“Perché non l’hai detto”..
mi chiese Aiù l’altro giorno quando ci siamo viste ad Olten.
Perché speravo che mi capitasse, ma mi andava bene un qualsiasi paese dell’est.
Avevo deciso fin dall’inizio che ci sarei andata..qualsiasi paese mi che fosse dato.
Sono felicissima che mi sia stato dato Lettonia, è stata una piacevolissima sorpresa.
Poi averla vista in inverno, con il freddo, il ghiaccio, la neve e il vento gelido mi è piaciuto tantissimo.

Sono anni che ci voglio andare in Bulgaria, non (solo) per le sue bellissime spiagge del mar Nero, e nemmeno
(solo) per visitare la magnifica capitale Sofia..
No, e’ da quando Flo mi chiamò da Sofia ca 15anni fa e mi disse…”ti devo portare in Bulgaria..qui c’è un posto che devi vedere, anzi un’intera valle da vedere”.
All’epoca Flo lavorava in Macedonia e faceva su e giù per la penisola balcanica, la Grecia, la Bulgaria.
E’ che ci devi andare in Maggio/Giugno..ti dimentichi e hai perso l’attimo e devi aspettare l’anno prossimo..o quello dopo, dopo, dopo…
Sto parlando della valle delle Rose.
Ho trovato un video che vi mostra la festa di quest’anno…non viene voglia andarci anche a voi??
:)

Ci coltivano la Rosa Damascena, originaria del Medio oriente, La rosa di Damasco.
Profumatissima.
Sul sito “tra fiori e piante” possiamo leggere

IN BULGARIA, LA VALLE DELLE ROSE

La Valle delle Rose è ricoperta da roseti di damascena, da Kazanlik ad est (con i suoi 62.750 abitanti), sino a Kusoura ad ovest (con una popolazione di circa 1.000 abitanti). Tra queste due città si trova la città di Korlovo (con circa 27.500 abitanti). La Valle ha una lunghezza di 80 km, con una larghezza che varia da pochi chilometri sino a 10-15 chilometri. È circondata da montagne, alcune con un’altezza che supera i 2.000 metri, come ad esempio il Monte Botev alto 2.376 metri. L’altitudine della valle oscilla tra i 500 e 700 metri.

Salvo che in annate eccezionali, come il 2002, la temperatura non scende mai al di sotto di 0° C; se nevica, lo scioglimento della neve è rapido.
La fìoritura avviene da metà maggio a metà giugno. In quel periodo la temperatura è di circa 20° C a metà giornata.

Come già detto precedentemente, la raccolta avviene da metà maggio a metà giungo (la festa delle rose a Kazanlik e a Karlovo si svolge durante il primo fine settimana di giugno).
La raccolta inizia alle 4 del mattino e termina alle 9, dopo quest’ora, diventa troppo caldo e le sottili e fresche note della rosa andrebbero parzialmente perse. Però si possono vedere raccoglitori e raccoglitrici all’opera tra le 9 e le 15: queste rose, già molte aperte, sono destinate principalmente alla produzione di confettura di rose.

 

DALLA RACCOLTA ALLA DISTILLAZIONE

Circa 100 tonnellate di rose il giorno sono raccolte in Bulgaria tra le quattro e le nove del mattino, 3 tonnellate e mezzo di rose danno circa un chilogrammo d’essenza di rose per la profumeria; nel giro di 50 giorni si raccolgono 5.000 tonnellate di fiori in Bulgaria ed altrettanto in Turchia, Un totale di 10.000 tonnellate di fiori l’anno.
A Kilsoura si possono vedere ancora oggi delle distillerie del 1780 (distilloirs – alambicchi). Nel 1909 erano 80, oggi ne rimangano poche, le altre sono scomparse nel periodo compreso tra il 1909-1966 e sono state rimpiazzate da distillerie più moderne.
Anche a Tcherganovo, è visitabile una distilleria del 19° secolo, chiusa nel 1966 e rimpiazzata con una distilleria del 20° secolo.

In passato l’arrivo delle rose in distilleria avveniva con carrozze trainate da cavalli, ai giorni nostri con l’impiego d’automobili e deposito dei sacchi nella distilleria.
Una volta in distilleria i sacchi contenenti i petali di rosa vengono contati e pesati; quindi si versa il loro contenuto nella vasca/serbatoio dove le rose sono mescolate ad acqua calda preriscaldata. Ogni sacco contiene circa 30 Kg di petali di rose, un carico totale è di circa 700 Kg di rose e qualche tonnellata d’acqua.
Nel momento stesso della chiusura dei serbatoi inizia il processo di distillazione del profumo per mezzo del vapore che trascina il profumo. La distillazione completa richiede qualche ora.

ALCUNE CIFRE SULLA PRODUZIONE

La produzione attuale è di 10.000 tonnellate di rose tra Bulgaria e Turchia. La produzione di questi due paesi corrisponde a circa il 90-95 % della produzione mondiale, con il restante 5% coltivato in India. Con la distillazione si ottengono annualmente 1.500 kg d’essenza di rose; la differenza è ottenuta sotto forma di cera, mediante estrazione e non distillazione.
La resa di 3,5 tonnellate di rose è di circa 1 kg d’essenza, cosa che spiega il prezzo elevato sia per chilo di essenza (che varia da 3.000 a 5.000 Euro), sia dei grandi profumi.
Un semplice calcolo per valutare il lavoro in cifre. Ogni anno si raccolgono 10.000 tonnellate di rose, in altre parole 10 milioni di kg. Ogni rosa pesa circa 5 grammi, ci vogliono 200 rose per ottenere un raccolto di un kg di rose. Il lavoro di raccolta è di 2 miliardi di rose. Ogni rosa damascena ‘Trigintipetala’ ha 30 petali, come indica il suo nome.
L’industria impiega ogni anno 60 miliardi di petali di rosa! Ossia 10 petali per ogni essere umano al mondo o un terzo di rosa per ognuno. D’altronde, oggigiorno si vende un numero di rose pari al numero di donne sulla terra (3 miliardi). Come per il vino, ci sono annate buone ed annate cattive. Il 2002 è stata un’annata eccezionalmente cattiva per via delle forti gelate, con punte di – 20°C nella valle delle rose. Il 2003 è stata un’annata media, ed il 2004 si presenta come un’annata buona.

L’ESSENZA DI ROSE BULGARE

L’analisi scientifica ha fatto grandi progressi nel campo dei prodotti naturali, infatti, per quello che riguarda la Rosa damascena sono stati identificati 8 prodotti nel 1900, venti nel 1953, 50un ‘Naso’ di Grasse nel 1961, 200 nel 1970 e 400 nel 2000.
Certi componenti sono presenti in grandi proporzioni nell’essenza di Rosa damascena. Per converso, altre componenti chimiche sono presenti solo in traccia come il damascenone, presente in quantità di sole 50 parti per milione. Il damascenone è un corpo chimico almeno 1000 volte più forte (in odore) del Phenylethyalcool (acqua di rose). Questo vuol dire che è come avere, olfattivamente, 5% di damascenone, con lo stesso ordine di grandezza dei prodotto presenti in grandi quantità o di potenza olfattiva normale.
Grazie alla loro fortissima potenza, i prodotti in traccia sono importanti tanto quanto i prodotti in massa ponderale a percentuale elevata. Non bisogna dimenticare che la rosa è una cosa viva. Le percentuali di prodotto variano dallo sbocciare della gemma alla caduta dell’ultimo petalo. Inoltre ci sono variazioni diurne e notturne di produzione di componenti odorifere. L’analisi nasale rimane di gran lunga superiore all’analisi chimica.

LE SOTTILI SFUMATURE DELLA ROSA DAMASCENA

Odore floreale, di rosa, naturalmente, con sfumature d’agrumi, (limone, arancio, pompelmo, agrume solforato quest’ultimo), note d’erbe aromatiche (verbena-cedrina-camomilla) e note verdi d’erba di prato, fruttate (viti, cognac e rhum) e delicate sfumature dette balsamiche, marine (odore d’ostrica) ed altre che non sto qui ad elencare…
I profumieri parlano per questa rosa di un aspetto montante (lift) con in testa una nota fresca molto marcata e tipica, un cuore con nota rosata classica e sfumature di fondo, che conferisce dolcezza, tenacità, sostanza.

UTILIZZO DELLA ROSA
In Profumeria

Nella tabella viene proposta una lista non esaustiva dei profumi del XX secolo dove la rosa gioca un ruolo molto importante. La rosa bulgara non è certamente stata usata soltanto negli estratti femminili. Grazie al suo lift, la troviamo anche in numerosi cosmetici, come per esempio l’Acqua di rosa della Bulgaria, e in prodotti desinenze (creme, shampoo, saponi…). E vi sono applicazioni minori, tipicamente bulgare, come salviettine rinfrescanti ‘lavamani’ e piccoli souvenir che contengono una goccia d’estratto di rosa. Senza dimenticare le candele alla rosa che conoscete tutti.

Aromi

Le confetture, i tè, come quelli dalla Cina (Hong Kong), i liquori alcolici e non alcolici per uso in cucina (i crostacei si sposano molto bene con una salsa di petali di rose non zuccherata…). Ed infine, meglio conosciuti in tutta Europa, i gelati alla rosa, senza dimenticare le gelatine e lo yogurt.
TRE OSSERVAZIONI
Per i profumieri, le rose rappresentano, unitamente ai gelsomini, quello che sono il piano ed il violino nei concerti di musica classica per solisti o per duo.
Per l’ibridatore, creatore di rose, che saluto qui con gran rispetto per il suo paziente lavoro di creazione (1500 varietà sino ad oggi, con un 20% di varietà odorose ispiratrici per il profumiere), il mondo delle rose è molto di più di un sogno, è la vita.

 

CARTA D’IDENTITÀ

Nome: Rosa damascena ‘Trigintipetala’ (bifera officinalis) (detta “Rosa dei Profumieri)
Località: Bulgaria, Valle di Kazanlik (1689) o Kazanluk, Kazanlyck)
Origine: Medio Oriente (leggendario fiore di Damasco) Coltivazione: Balcani e Asia Minore, in Bulgaria e in Turchia
Segni particolari: contiene una percentuale significativa di Damascenone
Altezza: 1,80
Colore: rosa e rosa intenso
Diametro dei fiori: 5 cm, con 30 petali (da cui il nome ‘Trigintipetala’)
Padre: Rosa gallica officinalis
Madre: Rosa moschata
Raccolta dei petali: maggio-giugno, ogni giorno dalle 4 alle 9 del mattino”

La rosa damascena è un incrocio (si crede) tra la rosa gallica (la più antica rosa conosciuta e la rosa moschata, si ha trovato traccia di questa rosa in testi datati 900 a.C. Non si sa esattamente quando e dove sia nata la prima rosa selvatica. Si pensa che all’inizio si raccoglieva i cinorrodi perché commestibili.
Le prime rose erano bianche e rosa, le cinesi erano gialle, a 5 petali, semplici.
Non sono una grande amante di rose grandi, petolase e colorate. Mi piacciono rose piccole, semplice preferibilmente bianche, adoro la Banksia che è una rosa antica, selvatica, Cinese, rustica, rampicante e senza spine. Fiorisce una volta in primavera ma quando fiorisce ti fa trattenere il fiato da quanto è bella.

Rosa banksiae Alba Plena

Mi ha dato molta soddisfazione una rosa moderna (1976) di Holmes che si chiama appunto Sally Holmes. Fiorisce ripetutamente per 3 mesi e fa tantissimi fiori, grandi in una sfumatura delicata tra bianco, rosa e albicocca.

Sally Holmes
Poi ho una rosa rossa, che non mi ricordo come si chiama..ma è speciale.
Era l’unica sopravvissuta del vecchio giardino della Bisnonna Reneè.
E’ stata da mia suocera Iris per tantissimi anni e poi l’ho “ereditata” io.
Non amo molto queste rose così grosse, rose e sfacciate..ma questa per ovvi motivi ha un posto speciale nel mio cuore.

nonna reneè

Ma non mi dispiacerebbe fare un trekking in Bulgaria..p.es la grande Traversata della Stara Planina..dalla frontiera Serba al mar Nero. Ma mi accontenterei anche di qualche giorno fare la Chernatitsa Traverse (Rodopi Nord-orientali) sul confine tra Bulgaria e Grecia.

Mentre ci pensiamo, studiamo, ci mettiamo d’accordo..mangiamo una zuppa fredda bulgara…

Tarator – zuppa fredda di cetriolo e yogurt (strepitosa)

Tarator - Bulgarian Cucumber & Yogurt soup

Vi serve
un cetriolo sbucciato e tagliato a pezzi
yogurt bianco magro (o greco per più cremosità)
cipolla
aglio (anche no)
aneto fresco
noci spezzettate
ah ed il tocco della Brii…CUMINO!!! :)

Tutto nel bimby….frullare tutto (non noci e cumino) fino ad ottenere una zuppetta cremosa.
Mettere in freezer un 20min prima di servire.
Cospargere di noci spezzettate e cumino a volontà.

Brigida_ate:
Mi arriva un whatsapp da Niki..
“Mamy mi inviti a pranzo”.
“Certo..oggi piatto Bulgaro!!”
“Oddio, e sarebbe???”
“eh no..sorpresa..vieni vieni anche tuuuuuu! :D”

E’ venuto, ha mangiato e ha anche chiesto il bis!
Oh yeah!
:)

Tarator - Bulgarian Cucumber & Yogurt soup

Questa (ennesima versione della) ricetta del Tarator va a Paola di nastro di raso che ospita noi e la tappa Bulgara!
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Brami -Baked vegetable medley (it)

Briam - Baked vegetable medley

La tappa greca dell’abbecedario culinario mi ha mandato in crisi..no nel senso..che per tutta la prima settimana ho cercato ricette polacche!!
Ero convinta che fossimo in Polonia!! Quando poi ho realizzato che eravamo in Grecia, è nata la frugoletta e sono totalmente andata in tilt.

Poi penultimo giorno ho invitato tutti..si beh..tutti per modo di dire.
Qui per vedere tutti ci vuole una festa comandata e neanche quella riesce unirci..ho fatto dei figli vagabondi!!
Insomma ho mandato un whatsapp multiplo e hanno risposto si in 7. Vaaaaai!!!
:)

Lunch 24 may 2014

Colgo l’occasione preparare qualcosa di greco, veloce, gustoso e facile. Mi viene in aiuto mia amica Ivy di Kopiaste con questa buonissima ricetta.

Ah in Grecia ci sono stata solo due volte: a Creta nel 90 e a Santorini nel 93 (credo). L’anno di Creta me lo ricordo perché ho prenotato tutto e poi il giorno della partenza quasi Flo non ci viene. La partenza era la sera della finale dei Mondiali…Germania – Argentina..
Vi immaginate???? Ecco proprio così! Alla fine è salito sull’aereo e la fortuna ha voluto che anche i due piloti fossero fanatici di calcio e siamo atterrati ad Heraklion con 30 min di anticipo! In giro di 15min abbiamo preso armi, bagagli, macchina a noleggio e siamo partiti. Flo si è fermato al primo bar che ha trovato e si è guardato la partita..Meno male dai..se no sai che settimana che passavo! :D
Creta ci è piaciuta tantissimo, anche se Santorini di più. Non riesco immaginare isola più deliziosa, romantica, bella e affascinante. Credo che anche si siano passati 20anni le due isole siano rimaste come allora, anzi ferme immobili nel tempo che passa.
O almeno io vorrei immaginarle così.

Brami -Baked vegetable medley (it)

Briam - Baked vegetable medley

Ricetta facilissima, potete usare le verdure che avete.
Il tocco particolare è dato dal succo di limone e le erbe aromatiche mediterranee origano, timo e rosmarino.

Tagliate a tocchetti e rondelle
carote
zucchine
melanzane
peperoni
pomodori
io ho anche aggiunto un pochino di cumino e foglie fresche di basilico.

Buttate tutto in una teglia, irrorate con dell’olio extravergine di olive buonissimo e infornate a 200° per ca 40min.
Servite subito…ah se riuscite..fate una foto..io non ho fatto in tempo! Fucilato in battibaleno!!
:)

Questa ricetta va a Resy di Le tenere dolcezze di Resy, così tra amiche ma fuori elenco dell’abbecedario.
Ci tenevo partecipare.
E adesso andiamo in….Bulgaria! (giuro stavo andando in Polonia di nuovo! ma si può????)

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Gaufres salati alla ricotta, piselli e noci (it)

Gaufres

Siamo ancora in Belgio per qualche giorno insieme all’Abbecedario Culinario.
Sono qui che penso se sono mai stata in Belgio, non penso..a meno che non sia passata di lì andando in Lussemburgo. Non mi ricordo più, quando Flo lavorava nel ramo calzaturiero abbiamo girato l’Europa in lungo ed in largo. Naturalmente lui più di me, ma qualche volta ci andava insieme…giusto per farmi 8-9-10 ore di macchina. Ma si sa..a me piace guidare, quindi mi sono sempre divertita.:)
Il mio parrucchiere Renato o come lo chiama sua mamma Renè, è nato in Belgio e ogni anno prima di Pasqua sua mamma prepara i Gufres e li porta giù in negozio. Quest’anno sono stata presa presissima da compleanni (mio, Manfred e Flo)e Pasqua che mi è passato di mente. Sempre una bella confusione qui quando compiamo gli anni a cavallo di Pasqua. :)

Ma non importa…li ho fatti io. Salati ed a forma sbagliata…quelli veri sono quadrati, o meglio quasi rettangolari.

Ma per sapere meglio cosa sono i Gufres, i Waffels, I Våfflor leggiamo quello che ci dice Wiki:


La gaufre, altrimenti nota come waffle, è un dolce a cialda (che ne è la traduzione esatta), croccante fuori e morbido internamente, cotto su doppie piastre roventi che gli conferisce il caratteristico aspetto goffrato: cioè una superficie a grata.

Ne esistono diverse varianti, tipiche del Belgio, della Francia, della Germania, della Scandinavia e dei Paesi Bassi. In Italia vengono prodotte, di consistenza più secca, per confezionare i wafer. Sono della medesima composizione utilizzata per realizzare i coni gelato in cialda.

Il suo “parente prossimo” è il pancake, ma fanno parte della stessa famiglia le crêpe e i biscotti croccanti come i canestrelli e le tegole dolci.

Si ritiene che le gaufre abbiano origine nell’antica Grecia, dove sono state identificate con le cialde chiamate ὀβελίας obelías. Nel Medioevo i cuochi cucinavano frequentemente tortine chiamate gaufre, che in francese antico significa “nido d’ape”, e le fonti suggeriscono che venissero consumate con il formaggio o con il miele.

Nel dizionario tedesco dei fratelli Grimm, edito nella prima metà del 1800, si cita l’esistenza del dolce, e si tratta in modo dettagliato della sua composizione. In diverse testimonianze dell’epoca ne viene riportata la diffusione a partire dalle regioni del Reno confinanti con la Francia. Secondo i Grimm, la parola wafel in olandese si diffonde a partire dal XV secolo, e si consolida in Germania come Waffel dal XVII secolo, probabilmente con un etimo legato alla tessitura[2]. Il sostantivo in inglese americano, waffle, giunge attraverso il termine olandese nel XVIII secolo.

Le gaufre, come altre preparazioni simili, erano un augurio di buona fortuna e buona salute e venivano preparate tradizionalmente per la festa della Candelora e per il Martedì Grasso, ultimo giorno di Carnevale prima della Quaresima. Le piastre per gaufre comparivano in molte doti familiari come dono e augurio di nozze felici.

Successivamente, i Padri Pellegrini soggiornarono brevemente in Olanda prima di fare rotta verso le colonie d’America, e qui appresero come preparare ciò che loro chiamarono wafel, cioè le tortine a nido d’ape con i ferri roventi detti poffer. Portarono questa ricetta in America e lì le gaufre si diffusero con il nome di waffel e poi più comunemente waffle. Lo stesso Thomas Jefferson, secondo la Monticello Historical Society, portò con sé i ferri da gaufre dalla Francia. Non è noto quando esattamente si sia iniziato ad aggiungere il lievito all’impasto o se questo sia sempre stato presente, ma si presuppone che il lievito chimico sia stato inserito nella ricetta non prima di due secoli fa, poiché venne messo a punto solo nel 1800.

Esistono numerosi tipi di piastre che cuociono gaufre a forma di cuore, di fiore, di cerchio, o di pupazzetto e nuove versioni si diffondono sempre più.

Le gaufre del Belgio
Le gaufre del Belgio sono di due tipi diversi: quelle di Bruxelles hanno un contorno perfettamente rettangolare e un impasto a base di latte, acqua, burro, uova, farina, zucchero, lievito di birra e aromi (vaniglia). Sono delle gaufre poco dolci, solitamente spolverate con zucchero a velo o servite con della panna montata (e/o frutto e gelato). Le gaufre di Liegi hanno contorno smussato, a nido d’ape, e impasto a base di farina, poche uova, latte, burro (o margarina), lievito di birra, un pizzico di sale, zucchero vanigliato e zucchero in grani (sucre perlé), un tipo particolare di zucchero, a forma di perle appunto, che non si scioglie nell’impasto. Sono gaufre decisamente più dolci di quelle di Bruxelles e si mangiano solitamente senza accompagnamento.

In Belgio sono particolarmente gradite come doni in occasione del Sint Maartens Dag, cioè del giorno di San Martino (11 novembre). Si accompagnano a zucchero a velo, sciroppi, panna, marmellata, frutta, noci, nocciole, mandorle, cioccolata, burro, ma anche al salato (pesce, formaggio, carne).

Qui potete trovare una bella carrellata di ricette belghe di Gufres, ma io mi sono ispirata ad una ricetta della mia amica Genny.

Gaufres salati alla ricotta, piselli e noci
Gauffres

120 gr di piselli bolliti
250 gr farina 0
2 uova
50 gr di ricotta
una manciata di noci
prezzemolo
2 cucchiaini di paprika dolce
1 cucchiaino di bicarbonato
200 ml latte
sale
pepe
3 cucchiai di olio evo

Per la crema d+accompagnamento
ricotta
noci
prezzemolo
un pezzetto di porro
erba cipollina
paprika dolce

Genny scrive:
Mescolare in una terrina la farina con il sale , il pepe, la paprika, il bicarbonato. Intanto sbattere le uova con il latte, e poi unirle alle farine. Unire anche l’olio, il pecorino e i piselli (metà li avrete schiacciati con una forchetta, metà lasciateli interi) e mescolare bene .
Scaldate una gauffriera e disponete una cacchiata cucchiaiata (ne scrivo già abbastanza io di cacchiate:D)di composto ( attenzione, si gonfia e tenderà ad uscire se esagerate con le dosi…ve lo dico per esperienza:D).Lasciate cuocere circa 5 minuti a temperatura media (la mia ha sei livelli, e io ho cotto sul 4).
Intanto mescolate un po’ di formaggio cremoso con il limone e un po’ di menta.Disponetelo a ciuffi sulle cialde, o in una ciotolina a parte.”

Prima ho preparato la cremina. Tutto nel frullatore (le noci oltre dare un buon gusto e una bella consistenza “ruvida”, aiuta sminuzzare le erbette con la ricotta.

Gauffres

Poi ho semplicemente messo uova, paprika e latte nel bimby: 20sec vel 4.
Aggiunto farina, piselli e bicarbonato (l+olio me lo sono dimenticato). Dato altri 30sec vel. 4

Poi a cucchiaiate (2 bei cucchiai) ho messo l+impasto nella waffeliera e ho schiacciato. Cottura 4-5min.

Gauffres

Servire con la cremina subitissimo.
Buonissime!!! :D

Gauffres

 

 

Questa ricetta Belga va a Martissima che ospita noi e l’Abbecedario Culinario!

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Vlaamse Stovery – Carbonnade alla Fiamminga (ma di asino, però) (it)

Easter Tablescape
Glad Påsk
Buona Pasqua
Happy Easter
Frohe Ostern
Sretan Uskrs
Joyeuses Pâques

Easter Tablescape

Noi dell’Abbecedario Culinario Europeo, usiamo ogni occasione per proporre un piatto di qualche paese dove passiamo. Adesso siamo in Belgio e ci ospita Martissima di Viaggiare è un po’ come mangiare
Avevo deciso di fare questo piatto per Pasqua, tradizionalmente si fa con il cinghiale ed ero sicura, sicurissima di avere ancora un pezzo nel freezer. Una volta scongelata, mi sono accorta che era asino.
(non facile riconoscere i pezzi congelati, tutti due così scuri come carne. Si avete ragione, la prossima volta magari mettere un’etichetta con il nome non sarebbe male..ma si sa, che io sono mooolto disorganizzata…:D)
Vabeh, cosa c’è??? Facciamo la Carbonnade di asino, dov’è il problema???
:D

Vlaamse Stovery – Carbonnade alla Fiamminga
(versione alla Brii :D)

Vlaamse Stovery

1800 g di carne di manzo per spezzatini a cubetti (io ho usato 1.8kg di asino)
1/2 cucchiaino di pepe nero macinato fresco
2-3 cucchiai di farina,
3 cipolle grandi affettate finemente (circa 900 g),
2 bottiglie di birra belga (ho letto male, ne ho messo 3 bottiglie e per addolcire mezza bottiglia di prosecco oooops)
2 o 3 rametti di timo o 1 cucchiaino di timo essiccato,
2 foglie di alloro,
1 1/2 cucchiaio di marmellata di ribes rossi (o zucchero di canna),
1 cucchiaio di cidro o aceto di vino rosso

Vlaamse Stovery

La ricetta è di Cookaround.
Condite i cubetti di manzo con sale e pepe ed infarinateli leggermente. Scuotete i cubi di manzo per rimuovere la farina in eccesso.

Fate fondere due cucchiai di burro in una padella capiente a fuoco alto, prestate attenzione a non bruciarlo.

Aggiungete i cubetti di manzo, pochi per volta, alla padella e rosolateli fino a che risultino ben arrostiti su tutti i lati. Procedete rosolandone pochi per volta cosicchè si possano ben rosolare, altrimenti si lesserebbero.

Aggiungete un cucchiaio di burro qualora fosse necessario per rosolare gli ultimi cubi di manzo.

Trasferite la carne in una casseruola pesante o in uno slow cooker.

Fate fondere l’ultimo cucchiaio di burro in una padella ed aggiungetevi le cipolle, fatele dorare mescolando occasionalmente per circa 15 minuti. Se necessario alzate il fuoco verso la fine della cottura.

E’ importante rosolare bene sia la carne che le cipolle, questo conferirà allo stufato il caratteristico colore brunito. Il trucco è di mescolare le cipolle tanto quanto basti per evitare che brucino ma non così spesso da interrompere il processo di doratura.

Unite le cipolle alla carne nella casseruola.

Deglassate la padella dove avete soffritto la cipolla con la birra, grattando con un cucchiaio di legno il fondo e mescolando per sciogliere qualsiasi grumo e portate ad ebollizione.

Versate la birra rimanente nella carne, aggiungete il timo e le foglie di alloro.

Fate sobbollire il tutto a fuoco basso a casseruola coperta fino a quando la carne risulti molto tenera, ci vorranno dall’ora e mezza alle due ore.

Prima di servire, incorporate la marmellata di ribes rossi o lo zucchero di canna e l’aceto, quindi fate sobbollire per gli ultimi cinque minuti.

Vlaamse Stovery

Brigida_ate:
Si sa che Luca è molto preciso nelle sue ricette, ma io non sono altrettanto precisa :). (mi ha sempre sgridato per tutti gli anni che ero su Cook, per la imprecisione e la confusione :D)
Ho usato una pentola sola, di ghisa, ho cotto i pezzi infarinati, inpapricati (Paprica Romena!), inpepepati(Pepe al limone) poco alla volta.
Poi ho tolto e nella stessa pentola di ghisa ho cotto le cipolle, ho versato le birre ed il prosecco, ho deglassato (si beh, grattato il fondo) e ho aggiunto di nuovo tutto.
Cotto un giorno a fuco lento per 5 ore (induzione 4) ed il giorno dopo (cioè oggi) altri 4 ore (induzione 2).
La ricetta di GialloZafferano aggiunge delle fette di pane spalmate di senape e poi tutto passato al forno. Credo che anche questa versione è buonissima.
Io per ovvi motivi non aggiungo sale, lo fanno sempre a tavola qui (ospiti compresi) la carne viene molto amarotica (per forza con tutta la birra che ho usato!) ma è piaciuto a tutti tantissimo.
(e meno male! :D)
Io vi consiglio di provare, magari con il manzo anche se sono sicura che con il cinghiale deve essere davvero da sballo.

:D

Vlaamse Stovery

Questa ricetta Belga va a Martissima che ospita noi e l’abbecedario culinario!

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Saltibarsciai – Zuppa fredda di barbabietola (it)

sunset 13 avril 2014
Mi sono resa conto stasera che siamo arrivati a capolinea anche in Lituania. Ma non potevo mancare mandare una ricetta alla mia vicina di casa di sotto. :D
Lituania è appena appena più grande della Lettonia e forse ha avuto una storia un po’ meno travagliata (escluso WW2 ed il domino sovietico, dove hanno sofferto i lituani come tutti gli altri vicini di confine :/)

Avevo già deciso di fare questa zuppa quando ne ho letto sul libro di Lonely Planet..
ho comprato le barbabietole e poi…mi sono persa nel deserto!
:D
Ma, stasera dopo una bella camminata di 12km su e giù per la Vallonga (trovato un nuovo bellissimo sentiero!), sono tornata a casa con un pensiero fisso!
Dovevo fare la Saltibarsciai!
Non l’ho fatta zupposa, ma più insalatosa. Questo perché io non ho trovato le barbabietole fresche (magari!!) e ho usato quelle giù cotte al forno.
E’ buonissima, è piaciuta anche a Niki e Flo (che forse non fanno testo, uno, Niki, ha vissuto a Tallin un anno e l’altro, Flo è sposato con me da quasi 30 anni! :D)

Saltibarsciai
Saltibarsciai

Vi serve
barbabietole fresche
1 o 2 cetrioli
cipolotto
2 uova soda
aneto o erba cipollina
100ml buttermilch (in alternativa se non lo trovate, yogurt magro)
sour creme (ma potete anche fare a meno, viene più leggera)

Cuocete le barbabietole in acqua, fate raffreddare e tenete l’acqua.
Tagliate le barbabietole a cubetti piccoli.
Pelate e tagliate il cetriolo a cubetti piccoli.
Dividete il tuorlo dall’albume sodo.
Tritate finemente l’albume.
Mescolate il cipolotto tritato con i tuorli.
Aggiungete il buttermilch in poca acqua di cottura, mescolate e aggiungete acqua fino ad ottenere una crema lisca.
Aggiungete tutti gli ingredienti e mescolate. Aggiungete ancora dell’acqua per renderla cremosa.
Servite freddissimo cosparso con erba cipollina (o aneto) tritato.

Saltibarsciai

In alternativa, aggiungete i cubetti di barbabietola allo yogurt o buttermilch.
Mescolate ed aggiungete qualche cucchiaio di acqua giusto per renderlo più cremoso.
Aggiungete il resto degli ingredienti.

Saltibarsciai

Secondo me, il giorno dopo è ancora più buono. Ah, la prossima volta tolgo l’uovo e ci aggiungo una mela verde croccante, secondo me ci dovrebbe stare moooolto bene!
:D

Saltibarsciai

 

Questa ricetta va ad Angela di Mestolando che ospita Lituania e noi fino a stasera!
:)

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Runas Salāti (it)

Il giorno dopo Jūrmala abbiamo puntato nella direzione opposta

visitando Sigulda, Āraiši e Cēsis.

Siamo andati prima a Āraiši, dove si trova un piccolo sito archeologico.

C’è sito dell’età della pietra, uno medievale (IX – X secolo) ed un castello del 1200. Tutto intorno il piccolo ghiacciato lago di Āraiši

Non pensavamo di trovare aperto, insomma chi vuoi che ci vada in febbraio??

Eppure c’era una signora nella cassetta e abbiamo volentieri pagati i 5eu a persona. Troppo carino il sito.

Latvija 7/10 fe 2014 (Sigulda, Ārīsi, Cēsis)

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Āriši prehistorical site

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Ho perfino provato camminare sul ghiaccio..lo fanno tutti!!
C’è sempre qualcuno che sta seduto in mezzo al ghiaccio pescare.
Latvija 7-10 feb 2014 (Jūrmala)

Una paura vi dico! :))))

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C’era anche da visitare un vecchio mulino a vento, era situato su una collina qualche chilometro più su.

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Come il giorno prima, ho detto a Flo tu vai avanti in macchina che io arrivo a piedi. Lui è partito ed io sono andata a piedi.

C’era un cartello che diceva 1km e poi il mulino si vedeva stagliarsi all’orizzonte.

La salita era ripida, il vento gelido e non c’era nessuno, nessuno in giro. Ero completamente da sola.

Ho avuto un’attimo di esitazione quando sono arrivata ad un bivio, di cartelli neanche l’ombra e ovviamente nessuno in giro per chiedere.

Ma se il mulino prima era sulla collina alla mia destra, mi era sembrato logico girare a destra.

Il cartello l’ho trovato poi..adagiato per terra… Utile mi dicono!!! :D

I campi intorno marroni nella luce fredda di febbraio, ma il bosco ghiacciato di betulle era bellissimo.

View from Āriši

Respiravo a pieni polmoni, facevo foto inutili (si perché a me sembrava tutto bellissimo, ma poi rivedendoli erano tutti uguali marrongrigi!) ed ero semplicemente felice.

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Arrivata su in collina, ho visto il mulino in fondo alla strada sterrata. Era tutto chiuso ma era bello lo stesso.

C’era anche una vecchia quercia lì vicino, che si dice che Gustavo II abbia piantato quando era passato di lì, ma dalle nozioni che abbiamo trovato non si capiva esattamente dove fosse, così siamo andati avanti.

Verso Cēsis. Qui c’è un castello livionano molto molto carino. Come arrivi ti danno una lanterna.

Boh, dici…ma sììì è per vederci quando vai su nella torre.

Ridendo, spingendo, stringendo siamo arrivati in cima.

Dentro un buio buissimo, non vedi niente. Se incontri qualcuno sulla scala (strettissima) a chiocciola devi fare retro finché trovi uno spazio grande abbastanza per far passare.

Sinceramente non so come abbia fatto Flo..ciccione come è! :D

Ma io (e anche i bambini che abbiamo trovato) continuavo a ridere. Mi sono divertita un sacco.

Usciti si gira intorno e volendo (ma solo volendo, e se soffrite solo minimamente di claustrofobia NON ci andate) ci si può calare nella cella sotteranea.

Ah, è debolmente illuminata ma accidenti se fa impressione!!! Ti sembra che ti manchi l’aria..è tutta chiusa, il passaggio per scendere (scala a pioli in ferro sgangherata) strettissimo. Flo è rimasto su..se ci provava mi sa che restava incastrato.

Non vedevo l’ora uscire nell’aria gelida.

Questo l’ho spiegare ad un russo ciccione che voleva a tutti costi infilarsi. No, no parlo russo..ho fatto segno alla sua panciona che non ci sarebbe stato nel buco. Mi ha creduto! :D

Questo castello è anche famoso perché qui è stata issata la bandiera Lettone per la prima volta nel 1988, prima che i sovietici se ne andassero definitivamente.

Il parco sotto il castello ha un piccolo laghetto che si riempie di ninfee in estate, tutto intorno tavoli e panchine. Ci sono spettacoli teatrali e serate danzanti.

Ma in febbraio il laghetto è ghiacciato, il castello freddo e silenzioso ed il resto di Cēsis semi deserta.

Abbiamo finito il nostro tour a Sigulda. Città situato nel Parco Nazionale di Gauja

http://www.gnp.gov.lv

Qui si può fare un bellissimo giro a piedi visitando 3 castelli diversi, (noi abbiamo visitato solo il primo, quello medievale).

Tra il secondo ed il terzo si prende una vecchissima cabinovia che funziona ancora, non si sa come, ( e poi ci hanno fatto chiudere la seggiovia di Prada! :D) che piano piano ti porta dall’altra parte della valle di Gauja.

Noi abbiamo fatto andata e ritorno al volo. Erano ormai le 17 e dopo non c’erano corse per tornare.

Così ci siamo infilati nel primo konditoreja che abbiamo trovato e ci siamo fatti un caffè black balzams ed una (mega) fetta di torta prima di rientrare a Rīga. Avrei voluto vedere il tramonto nel golfo di Riga da Salacgrīva (paese litorale quasi al confine con Estonia) ma era ormai troppo tardi.

Sigh. La mattina dopo siamo rientrati in Italia. 4 giorni sono pochissimi, ma sono infinitamente contenta di esserci andata.

Ho visto, sentito e imparato un sacco di cose.

Grazie ancora Aiù per avermi “dato” Lettonia!

:)

Chiudo con il primo piatto assaggiato a Riga. Mi (ci) ha totalmente, completamente conquistati.

E’ un piatto più estivo, va servito freddissimo e con i 2° fuori ci siamo mezzi congelati.

Runas Salāti

Ho provato rifarlo a casa.

la foto fa paura ma vi assicuro che è buonissimo!

runas salāti

Vi serve.

Se siete in Lettonia andate al primo Rimi (aperto Lun-Dom dalle 8-23) e vi comprate i seguenti ingredienti.

Arringhe sottolio

Rape rosse in agrodolce

Kefir

Aneto

Patate

Cipolotto

Uova

Invece se abitate qui, tipo a Bardolino inventate!

:)

Arringhe in scatola

Rape rosse sottovuoto

yogurt bianco magrissimo

patate

uova

cipolotto fresco

erba cipollina fresca (appena appena cresciuta!)

kren in vasetto

senape media

aceto

olio di oliva extravergine

Cuocete le patate con la buccia la sera prima. Lasciatele raffreddare (scolate) tutta la notte.

Si tagliano meglio da fredde.

Sbucciatele e tagliatele a rondelle sottilissime.

Fate la stessa cosa con le rape rosse, poi le mettete in una ciotola e condite con aceto ed olio.

Lasciare marinare qualche ora (meglio dal giorno prima)

In un’altra ciotola versate lo yoghurt, tritate il cipolotto ed aggiungetelo, poi kren, senape e un goccio di aceto di mele (o bianco).

Aggiungete l’arringa tolta dalla sua scatola (se è messa in qualche salsa non agrodolce, sciacquatela) e poi sbriciolate nella ciotola.

Mescolate ed assaggiate. Regolate di senape, aceto e kren. Deve beccare ma non troppo (o anche troppo se piace :D)

Cuocete l’uovo e fate raffreddare, tritate.

Adesso assemblate il piatto. Prima uno strato di patate poi la crema di arringa e poi le rape scolate(scolatele bene non come me, che ho fatto finta) sopra sbriciolate l’uovo tritato e finite con l’erba cipollina tagliuzzata.

runas salāti

Il piatto che abbiamo mangiato era sicuramente preparato in anticipo perché tutto era perfettamente amalgamato, ma comunque si sentivano i vari sapori diversi. Sembrava una fetta di una torta più grande. Ogni strato era tritato e mescolato con il kefir.

Strabuonissimo!!

Ecco e con questa ricetta saluto Lettonia e la mia parte dell’Abbecedario Culinario.

Ringrazio di cuore tutti che hanno viaggiato con me, mi avete fatto rivivere quei 4 intensi giorni.

Grazie.

Ed adesso tuuuuuutti dal vicino di casa, Lituania da Angela di Mestolando!